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Controcorrente

Il CV ci interessa poco. Ecco cosa guardiamo davvero.

Il CV ci interessa poco, Labora Partners

Confessione da headhunter: leggiamo centinaia di curriculum ogni mese, e quasi mai è il curriculum a decidere chi va avanti.

Non perché i CV non servano. Servono a una cosa precisa: superare i primi trenta secondi. Tutto quello che conta succede dopo. Eppure la maggior parte dei candidati tecnici investe ore a limare l'impaginazione e zero minuti a preparare ciò che davvero li farà scegliere, o scartare.

Ecco cosa guardiamo davvero, nell'ordine in cui lo guardiamo.

1. La traiettoria, non le tappe

Un elenco di aziende e mansioni ci dice dove siete stati. Non ci dice dove state andando, ed è quello che interessa a noi e alle aziende per cui cerchiamo.

Due ingegneri con lo stesso identico percorso, cinque anni in una società di componentistica, poi tre in un OEM, possono raccontare due storie opposte. Uno ha cambiato perché inseguiva un progetto preciso: voleva passare dal disegno del singolo componente all'integrazione di sistema. L'altro ha cambiato perché "si era stancato". Il primo ha una traiettoria. Il secondo ha solo un elenco.

La domanda che facciamo sempre, in una forma o nell'altra, è: perché questo passaggio? Se ogni cambio di azienda ha una risposta che parla di competenze cercate e non solo di stipendio o stanchezza, siete già nel primo quartile.

2. I progetti, non le mansioni

"Responsabile della progettazione meccanica" non significa niente. Lo stesso titolo copre chi ha disegnato una staffa e chi ha portato in produzione un riduttore epicicloidale partendo da un foglio bianco.

Quello che vogliamo sentire è il progetto: qual era il problema, quali vincoli avevate, cosa avete deciso voi, personalmente, non il vostro team, e cosa è successo dopo. Un ingegnere che sa raccontare tre progetti con questo livello di dettaglio vale più di dieci pagine di mansionario.

Un test che usiamo spesso: chiediamo qual è stato l'errore tecnico più costoso a cui avete contribuito. Chi risponde "non mi viene in mente niente" ci preoccupa molto più di chi racconta un disastro. Chi ha fatto, ha sbagliato. Chi ha sbagliato e ha capito perché, è cresciuto.

3. Le domande che fate voi

A un certo punto del colloquio le parti si invertono, e quella è la fase che pesa più di quanto i candidati immaginino.

Chi non chiede niente, o chiede solo di ferie e smart working, ci dice che sta cercando un lavoro. Legittimo, ma le aziende che serviamo cercano persone che vogliano quel lavoro. Chi invece chiede com'è strutturato l'ufficio tecnico, chi prenderà le decisioni sul progetto, perché la posizione è aperta, con quale software lavora il team e perché, sta già lavorando. Si vede.

4. La lingua tecnica, parlata davvero

Sul CV tutti scrivono l'elenco completo: CATIA, ANSYS, PLC Siemens, Python. In conversazione, la differenza tra chi ha usato uno strumento per sei anni e chi l'ha visto in un corso emerge in tre domande. Non serve barare, e soprattutto non serve gonfiare: preferiamo un candidato che dice "questo non l'ho mai fatto, ma ho fatto una cosa simile" a uno che dichiara tutto e regge niente. La fiducia, in una ricerca, è l'unica valuta che non si ricontratta.

E allora il CV?

Fatelo semplice. Una pagina, due al massimo. Progetti prima delle mansioni, numeri dove esistono (tolleranze, volumi, budget, tempi), niente frasi su leadership e passione: quelle si dimostrano, non si dichiarano. Poi smettete di limarlo e preparate il resto, perché è sul resto che vi giocate la partita.


Labora Partners è una boutique di headhunting e staffing specializzata in profili tecnici e ingegneristici, con sedi a Milano ed Eindhoven. Se vi riconoscete in questo modo di valutare le persone, guardate le nostre posizioni aperte o scriveteci.

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