Torna al blog
Controcorrente

La piramide rovesciata: presto avremo più senior che junior. E l'Italia non è pronta.

La piramide rovesciata: più senior che junior nel mercato del lavoro

C'è un dato che dovrebbe essere appeso in ogni ufficio HR d'Italia, e invece non lo conosce quasi nessuno: entro il 2040 la popolazione in età lavorativa del nostro Paese si ridurrà di oltre 5 milioni di persone, un crollo del 13,5%. Già nel 2030 saremo scesi a 36,3 milioni, con circa 730.000 occupati in meno, un calo del 3,2%, contro lo 0,6% della media europea. Non è una previsione pessimista: è demografia. Quelle persone non nasceranno domani, perché non sono nate vent'anni fa.

La conseguenza è una trasformazione che il dibattito sul lavoro italiano continua a ignorare: la piramide si sta rovesciando. Per la prima volta nella storia del nostro mercato del lavoro, i professionisti senior disponibili saranno strutturalmente più numerosi dei giovani in ingresso. E quasi tutto, i processi di selezione, le griglie retributive, i percorsi di carriera, perfino il lessico delle job description, è ancora disegnato per il mondo opposto: tanti giovani alla base, pochi anziani al vertice.

I numeri della piramide che si rovescia

Guardiamo i due lati del fenomeno, perché si muovono insieme.

Sopra, l'onda dei pensionamenti. Entro il 2028 la replacement demand, la domanda di lavoro generata dalla sostituzione di chi va in pensione, rappresenterà l'80–90% dell'intero fabbisogno occupazionale italiano, con punte nei settori industriale, sanitario e pubblico. Tradotto: per ogni posizione creata dalla crescita, ce ne saranno otto o nove aperte da chi esce.

Sotto, il rubinetto che si chiude. Le coorti in ingresso sono le più piccole di sempre, e dentro queste coorti la quota tecnica si assottiglia: solo il 26,6% degli universitari italiani sceglie un percorso STEM, le iscrizioni a informatica e ICT sono calate del 9% in un anno, e gli atenei perderanno circa 100.000 iscritti entro il 2040, con le discipline scientifiche tra le più colpite. Nel frattempo l'albo degli ingegneri sfiora quota 250.000 iscritti, ma il ricambio generazionale, per ammissione dello stesso CNI, arranca.

Mettete insieme le due curve e il quadro è chiaro: il junior tecnico diventa un bene scarso e conteso, mentre la fascia 50–65 diventa la parte più ampia, e più trascurata, del mercato.

Il paradosso italiano: scartare la risorsa che abbonda

Qui arriva la parte che ci riguarda da vicino, perché la vediamo ogni settimana nei mandati di ricerca. Il mercato italiano tratta i profili senior come un problema, non come una risorsa. I segnali sono ovunque, e chi fa selezione li conosce bene anche quando non li mette per iscritto: il candidato cinquantacinquenne "troppo qualificato", il timore che "non si adatti", il costo "fuori griglia", l'idea, mai dichiarata, sempre operante, che investire su chi ha quindici anni di carriera davanti valga meno che investire su chi ne ha trenta.

È una logica che aveva senso quando i trentenni abbondavano. Oggi è un lusso che il Paese non può più permettersi, per tre ragioni molto concrete.

Primo: il know-how non è nei manuali. Nei settori in cui operiamo, aerospazio, energia, automazione, grandi opere, le competenze critiche sono quelle che si imparano solo sul campo: certificazioni, gestione delle commesse complesse, gli errori già fatti una volta. Quando un ingegnere di certificazione va in pensione senza aver trasferito quello che sa, l'azienda non perde una persona: perde un archivio.

Secondo: la matematica non ammette alternative. Se l'80–90% del fabbisogno è sostituzione e i giovani non bastano aritmeticamente a coprirla, le aziende che escludono gli over 50 dalle selezioni stanno semplicemente restringendo un bacino già insufficiente. È come lamentarsi della siccità e chiudere metà dei pozzi.

Terzo: il costo del mismatch è già qui. Secondo le stime della Commissione Europea, il disallineamento tra competenze disponibili e richieste costa all'Italia tra il 3 e il 7% del PIL. Ogni anno. Non è un rischio futuro: è una tassa che stiamo già pagando.

Cosa NON sta facendo il sistema

Il problema è che la piramide rovesciata richiederebbe strumenti che l'Italia, semplicemente, non ha ancora costruito.

Non abbiamo carriere tecniche per i senior: il percorso standard prevede ancora che a 50 anni o sei diventato dirigente o sei "rimasto indietro", come se trent'anni di eccellenza tecnica fossero un fallimento manageriale. Non abbiamo una cultura del reskilling in uscita: la formazione aziendale si concentra sui giovani, proprio mentre la tecnologia cambia più in fretta della carriera media. Non abbiamo flessibilità contrattuale pensata per la fascia alta: forme di part-time senior, mentorship strutturata, staffette generazionali vere, gli strumenti esistono sulla carta, ma restano marginali. E non abbiamo nemmeno il lessico: nelle job description italiane "giovane e dinamico" è ancora un complimento e un filtro, spesso al limite della discriminazione d'età.

Cosa possono fare le aziende (da subito)

Chi assume profili tecnici non può aspettare la riforma perfetta. Tre mosse sono già disponibili:

Aprire le selezioni, davvero. Togliere i filtri anagrafici impliciti e valutare i candidati 50+ per quello che portano: autonomia immediata, rete di relazioni di settore, capacità di far crescere i giovani che, questa sì, è la risorsa più scarsa di tutte.

Comprare il trasferimento, non solo la prestazione. Inserire un senior con il mandato esplicito di formare: ogni assunzione esperta può valere doppio, se il passaggio di conoscenza è parte del ruolo e non un auspicio.

Usare la flessibilità come ponte. Somministrazione e staff leasing non sono solo strumenti per i picchi: sono un modo per inserire competenze senior su progetti definiti, con reciproca libertà, spesso la formula ideale per professionisti a fine carriera che hanno ancora molto da dare ma non cercano un altro decennio di vincoli.

E per i professionisti senior?

Se avete più di cinquant'anni e un mestiere tecnico, la demografia sta lavorando per voi, anche se il mercato non ve lo dice ancora. Nei prossimi dieci anni il vostro valore di mercato è destinato a crescere, non a diminuire. La condizione è restare nel gioco: aggiornare gli strumenti, rendere visibile l'esperienza, considerare anche le forme di collaborazione flessibili. Il pregiudizio anagrafico esiste, ma è in rotta di collisione con la matematica. E la matematica, alla lunga, vince sempre.

La piramide si sta rovesciando. Si può subirla, o si può essere tra i primi ad attrezzarsi. Noi sappiamo da che parte stare.


Fonti: ISTAT, Previsioni delle forze di lavoro al 2050 · ADAPT, La grande e inedita crisi dell'offerta di lavoro · Sky TG24, Nel 2040 3,1 milioni di lavoratori in meno · CNI, Albo ingegneri e ricambio generazionale · Il Messaggero, Università, 100mila iscritti in meno entro il 2040 · Generazione Lambda, Solo 1 studente su 4 sceglie STEM.

Labora Partners è una boutique di headhunting e staffing per profili tecnici e ingegneristici, Milano ed Eindhoven. State pensando a come attrezzarvi per il mercato che arriva? Parliamone.

  • Demografia
  • Mercato del lavoro
  • Talento senior