Anatomia di una ricerca: nove settimane per un ingegnere di processo.

Le agenzie raccontano volentieri i risultati delle ricerche. Quasi mai raccontano le ricerche. Eppure è lì, nelle nove settimane tra il primo briefing e la firma, che si decide tutto, ed è lì che un'azienda capisce se chi ha davanti sa fare questo mestiere.
Questa è la cronaca di un mandato vero, anonimizzato nei dettagli. Il ruolo: un ingegnere di processo senior per un'azienda di componentistica meccanica di precisione, circa 200 dipendenti, nel nord Italia. Lavorazioni ad asportazione di truciolo, clienti automotive e aerospace, una linea nuova in arrivo e nessuno, internamente, con l'esperienza per industrializzarla.
Settimana 0, Il briefing (dove le ricerche si vincono o si perdono)
Il primo incontro non è una formalità: è metà del lavoro. Due ore con il direttore di stabilimento e l'HR, e tre domande che facciamo sempre.
Perché la posizione è aperta? (Risposta: il precedente ingegnere di processo è passato a un competitor. Informazione preziosa: significa che il mercato locale paga di più.)
Cosa deve essere successo, tra dodici mesi, perché questa assunzione sia un successo? (Risposta: la nuova linea in produzione a regime, scarti sotto una certa soglia. Bene: ora il ruolo ha un obiettivo, non solo un mansionario.)
Qual è la retribuzione del migliore ingegnere che avete oggi? Qui la conversazione si è fatta interessante. Il budget iniziale era sotto il livello del mercato, e sotto quello che il predecessore aveva ottenuto andandosene. Lo abbiamo detto subito, con i numeri. Il budget è stato rivisto prima di iniziare, non alla settima settimana davanti al primo rifiuto. Tre settimane risparmiate, come minimo.
Settimane 1–2, La mappa (124 nomi)
La ricerca diretta parte dalla mappatura: chi fa questo mestiere, in quali aziende, a che livello, entro quale raggio geografico. Il risultato: 124 profili compatibili sulla carta, dentro un'ora di pendolarismo dal sito. Sembrano tanti. Non lo sono: tolti quelli appena cambiati (che non si muoveranno), quelli già noti al cliente e quelli fuori range per seniority, la lista lavorabile scende a 71.
Un dato che diciamo sempre ai clienti: di questi 71, quelli che stanno attivamente cercando lavoro, quelli che rispondono agli annunci, sono forse una decina. Gli altri 60 lavorano, sono soddisfatti quanto basta, e non leggeranno mai una job description. È il motivo per cui l'annuncio da solo, su questi profili, non funziona.
Settimane 3–4, I contatti (71 chiamate, 19 conversazioni, 9 candidati)
Contatto diretto, uno a uno. Non messaggi fotocopia: a ogni persona raccontiamo il progetto, la linea nuova, l'investimento, cosa potrà decidere. Su 71 contatti: 19 conversazioni vere, di cui 9 trasformate in candidature. Gli altri dieci: sei felici dove sono, due bloccati da vincoli geografici, due fuori aspettativa economica nonostante il budget rivisto.
Nota a margine: ognuna delle 19 conversazioni è anche un'ora di intelligence sul mercato, retribuzioni reali, climi aziendali, chi sta assumendo. Questo patrimonio resta nel mandato e nei successivi.
Settimana 5, La shortlist (3 nomi, non 10)
Nove colloqui tecnici nostri, condotti da chi conosce le lavorazioni meccaniche, non da chi legge parole chiave. Tre candidati alla shortlist, ciascuno con un dossier onesto: punti di forza, aree di rischio, situazione economica attuale e aspettativa, motivazione reale al cambio.
Perché tre e non dieci? Perché dieci CV inoltrati significano che la selezione la sta facendo il cliente, e allora l'agenzia a cosa serve? La shortlist corta è il prodotto. La lunga è la sua assenza.
Settimane 6–7, I colloqui del cliente (e il tempo che uccide)
Qui la ricerca ha rischiato di più. Tra agende, ferie di un decisore e un colloquio rimandato, tra il primo e il secondo incontro con il candidato migliore sono passati dodici giorni. In un mercato dove un ingegnere di processo riceve più contatti al mese, dodici giorni di silenzio sono un messaggio: "non sei una priorità". Abbiamo tenuto vivo il dialogo con il candidato giorno per giorno, è parte del lavoro, ma la lezione per le aziende è netta: la velocità di feedback è il primo strumento di employer branding. Gratis, e quasi nessuno lo usa.
Settimana 8, L'offerta e la controfferta (sempre lei)
Offerta al candidato scelto: accettata con entusiasmo. Quarantotto ore dopo, la chiamata che conosciamo a memoria: l'azienda attuale ha rilanciato, aumento immediato e una promessa di crescita. È la controfferta, e arriva in più della metà delle ricerche senior che seguiamo.
È qui che si vede il lavoro delle settimane precedenti. Se la motivazione al cambio fosse stata solo economica, l'avremmo perso. Ma in colloquio era emerso altro: tre anni a chiedere una linea su cui crescere, sempre rimandata. La domanda che gli abbiamo fatto non è stata "quanto ti hanno offerto?", ma "questa promessa, perché arriva solo oggi?". Ha firmato il giorno dopo.
Settimana 9, La firma (e quello che viene dopo)
Dimissioni, preavviso, e un follow-up che dura mesi: sentiamo candidato e azienda al primo giorno, al primo mese, al terzo. Non per cortesia: perché un inserimento che scricchiola nei primi 90 giorni si può quasi sempre salvare, se qualcuno se ne accorge in tempo.
I numeri, in sintesi
Nove settimane. 124 profili mappati, 71 contattati, 19 conversazioni, 9 colloqui tecnici, 3 in shortlist, 2 colloqui aziendali a candidato, 1 controfferta respinta, 1 firma. E un dato finale che vale il riassunto: il candidato assunto non stava cercando lavoro. Nessun annuncio lo avrebbe mai raggiunto.
Le ricerche tecniche non falliscono per mancanza di candidati. Falliscono per briefing vaghi, budget irrealistici, feedback lenti e controfferte sottovalutate. Tutte cose che si possono progettare, come un processo, appunto.
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